LE MILLE VIRTÙ DEL FICO D’INDIA

Fico d'India

Quando, nel 1492, gli spagnoli raggiunsero il Mar dei Caraibi, approdando nell’isola Hispaniola (attualmente Haiti e Repubblica Dominicana), i nativi li introdussero ai frutti dell’Opuntia.

Inizialmente, la pianta non suscitò troppo interesse come fonte di nutrimento. Attirò invece l’attenzione come mezzo per allevare la cocciniglia, un insetto considerato molto prezioso in quanto fonte di acido carminico, pigmento utilizzato per la produzione di coloranti.

Passò però molto tempo prima che l’Opuntia venisse introdotta in Europa. 

Le prime piante vennero coltivate in Spagna e piacquero molto agli aristocratici del tempo per la loro forma mai vista prima. Divennero così una delle piante più richieste per motivi meramente estetici, espandendosi presto anche in Italia, Germania, Olanda e Inghilterra.

Nelle regioni del Mediterraneo, in particolare, il clima ideale ha permesso a una varietà di Opuntia, nota come Fico d’India (Opuntia Ficus Indica), di naturalizzarsi sul territorio, divenendo nel tempo una delle piante più diffuse e rappresentative.

E anche una delle più amate: dai un’occhiata alla nostra stampa su tela Fico d’India! Una finestra sulla natura proprio dove vuoi tu!

Il Fico d’India oggi

Il Fico d’India rappresenta oggi un’importante fonte di reddito per molte parti del mondo. 

Il Brasile vanta la più grande produzione del Sud America e ne fa uso anche come foraggio per gli animali. Si tratta di una strategia molto interessante per ridurre l’uso intensivo dei pascoli naturali, soprattutto in zone soggette agli effetti del cambiamento climatico e del riscaldamento globale.

In Messico si registra invece il più ampio consumo alimentare da parte dell’uomo. Tipici di questa zona sono infatti i nopalitos, ossia le pale più tenere del Fico d’India utilizzate come verdura in molti piatti tipici.

L’origine di questa usanza è probabilmente da ricercarsi in periodi di siccità e conseguente scarsità di cibo, quando le pale si rivelarono un’ottima fonte alternativa di nutrimento e liquidi (grazie all’elevato contenuto d’acqua). 

Successivamente, è stata selezionata una varietà di Opuntia senza spine, frutto di una mutazione genetica che, come si può immaginare,  ha notevolmente facilitato la diffusione e il consumo dei nopalitos.

Il caso della Sicilia

Una menzione speciale merita indubbiamente la Sicilia: il Fico d’India è ormai naturalizzato sull’isola e rappresenta un pilastro dell’economia locale per i suoi frutti, disponibili in tre varietà: la gialla, la rossa e la bianca. 

Il grande successo economico è dovuto anche allo sviluppo di una particolare tecnica di coltivazione, la cosiddetta scozzolatura, che prevede di asportare in primavera i primi fiori, stimolando così la pianta a un’ulteriore fioritura in estate e di conseguenza a una fruttificazione più abbondante nel periodo invernale. Nascono così i cosiddetti bastardoni, frutti più grossi, più dolci e con meno semi.

Secondo una leggenda popolare, l’origine di questa pratica è da ricercarsi in una lite fra confinanti: un vicino asportò nottetempo, per vendetta, i fiori dalle piante dell’altro, pensando così di impedirne la fruttificazione. Il risultato fu però molto diverso dalle aspettative: i frutti arrivarono comunque, seppur in ritardo, e ancora più abbondanti e gustosi.

Proprietà e potenzialità del Fico d’India

Molte sono le proprietà dei frutti del Fico d’India.

Diversi studi hanno infatti dimostrato che possiedono ottime proprietà antiossidanti e che aiutano a contrastare i livelli di colesterolo. Si sta anche studiando la possibilità che abbiano proprietà antitumorali.

Ma i benefici di questa pianta straordinaria non finiscono qui! 

L’Opuntia è infatti attualmente oggetto di studio in alcuni programmi di prevenzione e contrasto dell’erosione del suolo per combattere la desertificazione, per via della sua grande adattabilità e capacità di resistenza.

Prospera in territori estremamente aridi e siccitosi, poiché è in grado di sfruttare anche le piogge più leggere con le sue radici sottili e superficiali (particolarmente adatte a raccogliere la poca acqua a disposizione). Svolgendo poi la fotosintesi CAM, riesce a conservare meglio l’umidità, evitandone la dispersione durante il giorno.

Inoltre, le sue radichette muoiono nei periodi di siccità e si riformano durante i periodi di pioggia, fornendo così materiale organico alla terra, il quale, a sua volta, aumenta la capacità della terra di assorbire la pioggia in maniera efficace. 

Per tutti questi motivi, l’Opuntia possiede un grandissimo potenziale come mezzo di contrasto dell’erosione del suolo causata dal vento nelle zone più aride del mondo, primo fra tutti il deserto del Sahara.

Non solo. L’azienda messicana Nopalimex, specializzata nella produzione di fonti di energia pulita, ha iniziato di recente ad estrarre un biocarburante proprio dalle pale dell’Opuntia.

Attualmente, questo nuovo carburante è in fase di sperimentazione ed è in utilizzo soltanto sui mezzi pubblici della città di Zitacuaro (nello stato di Michoacan). Magari, in futuro, potrà costituire una reale alternativa alla benzina, economica e rispettosa dell’ambiente.

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