COME UNA PIANTA CONTRIBUÌ ALLA CURA DELLA MALARIA

Chinino cura malaria

Cinchona è il nome di un genere di piante arboree diffuso nelle Ande: comprende 25 specie, caratterizzate  da deliziosi fiorellini di un colore che varia dal bianco al rosa, a volte ricoperti di lanugine e molto profumati.

Ma non sono stati i fiori a rendere celebri questi alberi. Più comunemente noti con il nome china, la loro corteccia ha letteralmente cambiato la storia.

Scopriamo insieme perché!

La malaria in Europa…e la cura in Sudamerica

Agli inizi del ‘600, quando i colonizzatori spagnoli giunsero in Perù, la malaria era endemica in Europa e inesistente in Sudamerica

Furono proprio i colonizzatori a importarla in quelle terre, dove, per ironia della sorte, pur in assenza della malattia esisteva già l’antidoto perfetto.

Gli indigeni usavano infatti da sempre un estratto dalla corteccia della china per curare brividi e febbre.  Ebbene, si scoprì che questo estratto (a cui sarebbe stato poi attribuito il nome di chinino) costituiva una cura realmente efficace contro la malaria. 

Contiene infatti delle sostanze, dette alcaloidi, che hanno la capacità di rendere alcune componenti del sangue velenose per il parassita della malaria aiutando a debellarlo.

Venne allora in tutta fretta introdotto in Europa e, per lungo tempo, rimase l’unica cura ufficialmente riconosciuta. Almeno fino a quando, agli inizi del ‘900, nei laboratori Bayer non venne scoperta la clorochina.

Un’ultima curiosità

Il chinino è presente, in minima quantità, nell’acqua tonica ed è responsabile del suo caratteristico sapore amaro.

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