L’INTELLIGENZA DELLE PIANTE

L'intelligenza delle piante

In biologia, si definisce dominante la specie in grado di adattarsi meglio all’ambiente circostante e, di conseguenza, di aumentare la sua diffusione a discapito delle altre.

Applicando questa teoria al nostro pianeta, scopriamo una verità del tutto inaspettata: la specie umana, insieme a tutti gli altri animali, costituisce infatti un misero 0,3% della biomassa (ovvero di tutto ciò che è vivo). Il restante 99,7% è appannaggio delle piante, che sono quindi indiscutibilmente la specie dominante sulla Terra.

Ma com’è possibile? Proprio le piante, che non sono nemmeno in grado di muoversi, hanno colonizzato con tale successo il pianeta?

Questa verità disarmante scuote alle fondamenta la visione antropocentrica del mondo, che considera gli esseri umani indiscutibili padroni grazie alle loro superiori capacità d’intelletto. E porta a delle profonde riflessioni anche sulla scarsa considerazione riservata alle piante, storicamente sottovalutate perché troppo diverse da noi per essere comprese a fondo.

Abbiamo già avuto modo di vedere, negli articoli dedicati ai cinque sensi, che le piante sono perfettamente in grado di vedere, di percepire gli odori, di ascoltare e di gustare, pur essendo prive di occhi, naso, orecchie e bocca. 

Perché non possono ragionare, pur non avendo un cervello?

D’altra parte, se hanno avuto così tanto successo una spiegazione deve esserci!

Se consideriamo la definizione più basilare di intelligenza, ovvero la capacità di risolvere problemi, vediamo che le piante la posseggono senza ombra di dubbio.

Sono infatti sottoposte ogni giorno a scelte strategiche di vario tipo – fondamentali per la sopravvivenza e la riproduzione – e trovano modi anche abbastanza sofisticati per procurarsi acqua e sali minerali dal terreno in quantità adeguate, per difendersi dai predatori (anche collaborando tra loro), per farsi impollinare dagli insetti e persino per far trasportare ad inconsapevoli animali i loro semi.

Ma come fanno?

La risposta risiede nella struttura peculiare delle piante: sappiamo che, diversamente dagli animali, i cui organi sono distribuiti in parti del corpo ben precise, le piante possiedono innumerevoli repliche dei loro organi disseminate ovunque. Anche le funzioni cerebrali sono allora diffuse!

Pensiamo ad esempio alle radici: è ormai noto che sono la parte più sensibile della pianta. La punta, in particolare, ha l’importantissimo compito di guidare l’esplorazione del suolo alla ricerca di acqua e nutrimento. 

Tale compito non viene svolto in maniera automatica, seguendo cioè delle regole fisse senza alcuna forma di ragionamento. 

Si è scoperto, infatti, che ogni apice radicale non lavora da solo, ma si coordina con tutti gli altri (e una singola pianta può possederne milioni): in altre parole, in assenza di un organo specifico che sovraintenda alle funzioni intellettive, le piante utilizzano una forma di intelligenza distribuita.

Non sappiamo ancora bene in che modo le radici comunichino tra loro. È possibile che utilizzino dei segnali chimici, o che sfruttino i campi elettromagnetici, o addirittura che percepiscano i suoni prodotti dalle altre radici che crescono.

Quel che è certo è che il singolo apice, che da solo può fare poco, insieme a tutti gli altri diventa una macchina potentissima, in grado di prendere anche decisioni complesse da cui dipende la sopravvivenza.

Se vuoi approfondire questo argomento, ti consigliamo la lettura del libro Verde brillante di Stefano Mancuso (scienziato di fama mondiale e direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale) e Alessandra Viola (giornalista e divulgatrice scientifica che collabora anche con il CNR).

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