L’INCREDIBILE MONDO DELLE PIANTE CARNIVORE

Piante carnivore

Oggi andiamo alla scoperta di una tipologia di piante che da sempre accende la fantasia, per via di alcune caratteristiche davvero uniche: le piante carnivore.

Sappiamo che, generalmente, le piante utilizzano il terreno come principale fonte di nutrimento, assorbendo i sali minerali attraverso le radici. Non tutte però seguono questa dieta…

La strategia delle piante carnivore, pur essendo sorprendente, è frutto di un meccanismo evolutivo e, in quanto tale, ha motivazioni ben precise.

Storicamente, infatti, queste piante sono nate in zone paludose e caratterizzate da terreni poveri di sostanze nutritive. Così, nel tempo, hanno modificato le loro foglie, acquisendo la capacità di procurarsi altrove (ossia negli insetti) il nutrimento che scarseggia nel terreno.

Hanno quindi riconosciuto negli insetti una preziosissima fonte di azoto, fondamentale per la loro sopravvivenza, dimostrando di essere dotate di un palato sopraffino!

Ma quanti generi di piante carnivore esistono? E come funzionano le loro celeberrime trappole?

La Sarracenia

La maggior parte delle specie del genere Sarracenia vive nella costa sud-orientale degli Stati Uniti. Solo l’areale della Sarracenia Purpurea si estende a nord fino al Canada.

Le foglie sono di forma tubulare e, nel tempo, si sono evolute per intrappolare gli insetti.

Più specificamente, sono costituite da un tubo verticale chiamato ascidio, la cui sommità è parzialmente coperta da un opercolo per ripararla dalla pioggia. 

Gli insetti vengono attratti sia da una secrezione nettarina sia da una combinazione di colori per loro irresistibile. Questo li spinge ad addentrarsi nell’ascidio, che ha una caratteristica davvero ingegnosa: le sue pareti sono infatti liscissime e impediscono al malcapitato insetto di risalire verso la libertà. 

In sostanza, una volta entrata la preda non ha più modo di fuggire e andrà inevitabilmente incontro alla morte. La pianta secernerà allora i suoi enzimi digestivi, al fine di decomporla e assorbirne gli elementi nutritivi.

La Nepenthes

Il genere Nepenthes è diffuso in Madagascar, Seychelles, Sri Lanka, India, parte occidentale dell’Australia e Nuova Caledonia. Il maggior livello di biodiversità si trova sulle montagne del Borneo.

La pianta è costituita da uno stelo su cui si dispongono foglie alternate, la cui nervatura centrale si estende oltre l’apice formando un viticcio. 

Da piccola, ha un aspetto molto compatto. Raggiunta una certa altezza, però, inizia a produrre foglie con viticci sempre più allungati: proprio come la pianta di vite, li utilizzerà per arrampicarsi sulla vegetazione circostante al fine di massimizzare l’esposizione al sole.

Ogni viticcio termina con una trappola a forma di sacca (chiamata ascidio) munita di opercolo. 

Gli insetti, attirati dal nettare secreto dalle ghiandole cosparse sulla superficie della sacca, cadono all’interno senza poter più risalire, con un meccanismo simile a quello già visto con la Sarracenia, e lì verranno digeriti. 

In natura, la Nepenthes non si nutre di soli insetti. Alcune specie sono infatti in grado di assimilare anche rettili e persino topi.

La Drosera

L’areale del genere Drosera si spinge dall’Alaska fino alla Nuova Zelanda. Le aree a maggiore biodiversità sono l’Australia (che ospita circa il 50% di tutte le specie note) e il Sud America. È presente anche in Italia, nelle regioni del Nord.

Si tratta di una pianta estremamente longeva: può vivere infatti fino a 50 anni!

Le foglie sono ricoperte di ghiandole che secernono una sostanza collosa in grado di attirare gli insetti. Una volta ottenuta una preda, le foglie si arricciano e la avvolgono anche per diverse ore, durante le quali le ghiandole secerneranno gli enzimi digestivi.

La Pinguicula

Possiamo dividere le Pinguicule in due macrocategorie, in base al clima in cui crescono: le Pinguicule tropicali sono tipiche delle regioni calde del Sud America, le Pinguicule temperate invece sono diffuse in Centro America e Nord Europa. Le troviamo anche in tutta Italia.

Sono caratterizzate da foglie disposte a rosetta, che per il loro aspetto ricordano delle piante grasse. Alcune specie producono foglie carnivore tutto l’anno, mentre altre alternano foglie carnivore nella stagione di crescita a foglie normali in quella di riposo.

Le foglie carnivore sono in grado di secernere un liquido mucillaginoso che attira gli insetti e che, essendo estremamente vischioso, li intrappola senza possibilità di fuga. A quel punto, la pianta inizierà la produzione degli enzimi digestivi.

Tutto il processo di cattura e digestione della preda avviene attraverso le cosiddette lacune cuticolari, ossia dei minuscoli fori posti sulla superficie cerosa delle foglie (detta appunto cuticola). Questo rende la pianta più facilmente esposta alla disidratazione.

La Dionaea Muscipula

Nell’immaginario collettivo, la pianta carnivora per eccellenza è indubbiamente la Dionaea Muscipula (conosciuta anche come Venere Acchiappamosche).

È l’unica specie del genere Dionaea ed è originaria degli Stati Uniti, in particolare di North e South Carolina.

Presenta foglie modificate, dalla forma simile a quella di una vera e propria bocca dotata di denti aguzzi, che utilizza per intrappolare le sue prede. 

Quando un insetto si muove lungo la foglia, infatti, innesca un sensore che porta la trappola a chiudersi di scatto. Non basta però che il sensore si attivi una volta sola, sono invece necessari due tocchi (a distanza di non più di venti secondi) affinché la pianta sia certa di essere a contatto con qualcosa di interessante per cui vale la pena far scattare la trappola.

A quel punto, la preda non ha scampo. La foglia si serrerà sempre di più fino a portarla alla morte, dopo di che emetterà gli enzimi digestivi. Ultimata la digestione, si riaprirà rivelando l’unica parte indigeribile dell’insetto: il suo esoscheletro.

Attraverso questa panoramica dei principali generi di piante carnivore, abbiamo visto che utilizzano sistemi diversi e a dir poco geniali per procurarsi il nutrimento di cui hanno bisogno per sopravvivere in ambienti spesso ostili.

Un’ulteriore dimostrazione dell’eccezionale ingegnosità e adattabilità delle piante!

Ti è piaciuto l’articolo? Condividilo sui social!