L’ALBERO EUROPEO DELL’ANNO 2020

Albero europeo dell'anno: Pino Silvestre

L’Albero europeo dell’anno è un concorso nato nel 2011 in Repubblica Ceca e che, ad oggi, coinvolge 16 paesi. Ognuno partecipa alla fase finale con l’albero vincitore della gara a livello nazionale.

A differenza di altri concorsi che si svolgono nel mondo sul tema, in questo caso l’albero non viene premiato per la sua bellezza, né per la sua grandezza, né per la sua età. 

L’obiettivo, infatti, è esaltare il ruolo degli alberi come parte integrante della comunità e come vero e proprio patrimonio culturale, da ammirare e da proteggere.

Ciò che conta è quindi la storia degli alberi e il loro legame con le persone.

Il guardiano del villaggio allagato

Ad aggiudicarsi la vittoria quest’anno è stato un Pino Silvestre di Chudobín, in Repubblica Ceca. 

La sua storia è legata al ricordo del villaggio di Chudobín, che fu sommerso dall’acqua con la costruzione di una diga e cessò così di esistere.

Proprio sul promontorio roccioso della diga, si erge imponente il Pino: secondo una leggenda, il diavolo era solito sedersi sotto le sue fronde a suonare il violino. Un ricordo, forse, del suono dei forti venti che soffiano nella valle.

L’albero non è solo un importante punto di riferimento per la gente del luogo, ma rappresenta anche una grandiosa prova di resistenza da parte della natura di fronte all’intervento dell’uomo.

Il Ginkgo di Daruvar

Secondo classificato è un Ginkgo di Daruvar, in Croazia.

È un Ginkgo maschio, soprannominato Adam, e presentato al concorso come Ginkgo innamorato dal momento che cresce di fianco a un Ginkgo femmina (Eva).

Svettano insieme davanti al Castello di Antun Jankovic e costituiscono, per gli abitanti, il fulcro della vita in paese: soprattutto i bambini si divertono ad abbracciarne l’enorme tronco e ad arrampicarsi tra i rami nei giorni di festa.

Il Pioppo Solitario

Completa il podio il Pioppo della steppa di Kalmykia, in Russia.

Secondo la leggenda, fu piantato all’inizio del XX secolo da un monaco buddista, che aveva portato i semi dal Tibet dove si era recato in pellegrinaggio, sul punto più alto di una collina nel mezzo della steppa. 

Anno dopo anno, crebbe fino a diventare gigante e tutti coloro che compivano lunghi viaggi a cavallo si fermavano a riposare all’ombra delle sue fronde ed esprimevano dei desideri. 

Pare che il Pioppo li esaudisse sempre, al punto da essere considerato oggi alla stregua di un vero e proprio santuario: la gente si raccoglie intorno all’albero per pregare e meditare, o anche solo per toccarne il tronco.

La Quercia Vallonea di Tricase

Una menzione speciale merita anche l’albero candidato dall’Italia, giunto purtroppo al sedicesimo posto.

Si tratta di una Quercia di Tricase, in Salento. La leggenda narra che l’imperatore Federico II e i cavalieri del suo esercito trovarono riparo da un temporale sotto le sue enormi fronde e, per questo, è nota anche come Quercia dei 100 cavalieri.

Per secoli, ha contribuito con le sue ghiande allo sviluppo dell’economia locale e, ancora oggi, rimane un importante riferimento per l’intera regione: nel 2000, è stata eletta dal WWF albero simbolo della Puglia.

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