LA SORPRENDENTE EVOLUZIONE DI UNA FARFALLA NOTTURNA

Biston Betularia: farfalla notturna

Hai mai sentito parlare della Biston Betularia?

Si tratta di una farfalla notturna, così chiamata per l’abitudine di posarsi sul tronco delle betulle. Non a caso, presenta (nella forma tipica) ali di colore chiaro con piccole chiazze scure: la colorazione perfetta per mimetizzarsi proprio con la corteccia di questi alberi e sfuggire così agli occhi degli uccelli, suoi principali predatori.

Ma siamo di fronte a molto più di una semplice falena! La sua storia è stata infatti di fondamentale importanza per comprendere i meccanismi alla base della teoria della selezione naturale di Charles Darwin.

Scopriamola insieme…

Evoluzione di una farfalla notturna

Fino a metà dell’800, la Biston Betularia era conosciuta solo nella forma tipica di cui abbiamo già parlato. Nel 1848, però, un collezionista registrò a Manchester una Biston Betularia con le ali di colore nero, portando alla scoperta di una nuova forma detta carbonaria (o melanica).

E non è tutto. In pochissimo tempo, infatti, il 98% degli esemplari di Biston Betularia presenti a Manchester (e progressivamente in altre parti del paese) assunse questo colorito anomalo. 

La forma tipica scomparve nel nulla e gli scienziati dell’epoca rimasero letteralmente senza parole di fronte a un cambiamento tanto repentino quanto in apparenza inspiegabile.

Gli effetti della rivoluzione industriale

Ma niente è lasciato al caso nell’evoluzione! E il lepidotterista Tutt trovò, infine, una spiegazione piuttosto convincente dell’accaduto.

Nel corso della rivoluzione industriale, i tronchi degli alberi nelle città divennero via via più scuri a causa delle sostanze inquinanti rilasciate dalle fabbriche. L’anidride solforosa, poi, fece strage dei licheni che ricoprivano la corteccia di molti alberi, tra cui appunto le betulle, contribuendo a cambiarne ulteriormente il colore.

Ciò diede alla Biston Betularia dalle ali nere un insperato vantaggio competitivo: il suo colore le permise infatti di mimetizzarsi alla perfezione sui tronchi ormai scuri, mentre la collega dalle ali chiare rimaneva alla mercé degli uccelli.

Non c’è dunque da meravigliarsi se in breve tempo la forma tipica lasciò totalmente il posto alla forma melanica!

Per la verità, Tutt ebbe qualche difficoltà a far accettare la sua teoria, poiché non esisteva all’epoca alcuna certezza che gli uccelli si nutrissero effettivamente di queste falene. 

Soltanto a metà del ‘900 una serie di esperimenti sul campo fornì le prove decisive. Il fenomeno studiato da Tutt venne finalmente riconosciuto e assunse il nome di melanismo industriale.

Ritorno alla forma tipica

Un’ulteriore conferma arrivò poco dopo (tra il 1950 e il 1960), con l’introduzione delle prime leggi per il controllo dei livelli d’inquinamento.

I tronchi degli alberi recuperarono il loro colore originario e, ben presto, anche la Biston Betularia fece lo stesso: le proporzioni tra forma melanica e tipica si invertirono fino ad arrivare alla situazione attuale, in cui la forma melanica è rara esattamente quanto lo era prima della rivoluzione industriale.

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