IL REWILDING, RITORNO ALLA NATURA INCONTAMINATA

Rewilding

Fare un passo indietro e lasciare che la natura faccia il suo corso.

In diverse zone dell’Europa e del mondo si sta percorrendo proprio questa strada, diversa dalla più classica riforestazione.

Mentre infatti con la riforestazione si interviene in maniera diretta sul territorio piantando nuovi alberi, il rewilding punta sull’interruzione totale dell’intervento dell’uomo, in modo da permettere alla natura di recuperare i suoi spazi da sola e senza forzature.

La Riserva naturale del Grand Barry, in Francia, è uno dei più importanti esperimenti di rewilding attualmente in atto in Europa. 

Siamo nel dipartimento di Drôme, in un’area di circa 100 ettari che si snoda lunga una cresta montuosa. 

Il progetto è supervisionato dall’Associazione per la protezione degli animali selvatici e l’area è soggetta a rigida protezione: tra le attività umane vietate ci sono la caccia, la pesca, l’agricoltura e l’uso di veicoli a motore. Sono invece permesse rare visite da parte degli escursionisti, a patto che camminino nei percorsi indicati senza lasciare traccia.

Ma in cosa consiste, in pratica, il rewilding?

Come detto, la natura viene lasciata al suo destino. Non è prevista né la pulizia della foresta (ad esempio attraverso la rimozione degli alberi caduti, che invece vengono lasciati a decomporsi com’è naturale che accada) né la reintroduzione forzata di specie animali un tempo presenti sul territorio. 

Viene piuttosto data loro la possibilità di tornare a popolare il Grand Barry dalle zone limitrofe, in totale autonomia e prendendosi il loro tempo. Stanno così tornando camosci, cervi, tassi, falchi e persino l’aquila reale.

In questo senso, l’unico intervento concesso all’uomo è più che altro un modo per rimediare ai propri interventi del passato, attraverso la creazione di ponti e sottopassi che consentano agli animali di oltrepassare in sicurezza le arterie stradali e riappropriarsi con successo dei loro spazi.

Si cerca insomma di creare “la foresta primaria di domani”, lasciando libere di espandersi le specie vegetali e animali in grado di adattarsi nella maniera migliore alle attuali condizioni. Un esperimento decisamente interessante anche in ottica di lotta ai cambiamenti climatici.

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