I CINQUE SENSI DELLE PIANTE: L’UDITO

I cinque sensi delle piante: l'udito

Parlando di piante, il senso che più di tutti stimola la curiosità generale è sicuramente l’udito.

Le piante sono in grado di sentire? Se parlo alla mia piantina, crescerà meglio?

In molti sono convinti di sì.

Per poter rispondere scientificamente a questa domanda, dobbiamo però preliminarmente capire come funziona il meccanismo dell’udito.

I suoni sono in realtà delle vibrazioni. Si spostano nell’aria sotto forma di onde sonore che, nel nostro caso e in quello di gran parte degli animali (dotati di orecchie), sono captate dai padiglioni auricolari e convogliate verso il timpano. Quest’ultimo, vibrando, ci permette di tradurre le onde in veri e propri suoni che verranno poi interpretati dal cervello.

Le piante non sono dotate di orecchie. Ciò significa che non possono sentire?

Ormai dovremmo aver imparato che non è necessariamente così: d’altronde, abbiamo visto che le piante non sono dotate di occhi eppure sono in grado di percepire stimoli visivi, non sono dotate di naso eppure avvertono gli odori (e li usano per comunicare!), non sono dotate di bocca eppure possiedono il senso del gusto…

Oltretutto, se ci pensiamo un attimo, esistono anche animali a loro volta privi di orecchie, ma che sentono benissimo. Basta pensare ai serpenti e agli altri animali striscianti, oppure alle talpe.

Come fanno allora le piante e questo tipo di animali a sentire?

Invece di usare l’aria come conduttore del suono, si servono di un conduttore diverso, ma altrettanto potente: la terra. Così potente, anzi, da rendere addirittura inutile avere le orecchie per sentire le vibrazioni che si propagano nel terreno. 

Questo vale per gli animali che vivono a stretto contatto con il terreno, e ancor più per le piante che di fatto vivono per metà sottoterra con le radici.

Coltivare a suon di musica

Negli ultimi anni, in merito all’udito delle piante si stanno susseguendo diversi esperimenti estremamente interessanti.

Ad esempio, un viticoltore di Montalcino, in collaborazione con il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale, ha provato a coltivare le sue viti a suon di musica. 

I risultati sono stati a dir poco sorprendenti!

Le viti incluse nell’esperimento, infatti, non solo sono cresciute meglio, ma sono arrivate prima a maturazione e hanno prodotto uva più colorata, più buona a anche più ricca di polifenoli.

E non è tutto! Come effetto collaterale, la musica ha disorientato gli insetti, tenendoli lontani. Si è così potuto ridurre drasticamente l’uso di insetticidi e questo ha aperto le porte a una possibile nuova branca dell’agricoltura biologica: l’agricoltura fonobiologica.

È bene chiarire che le piante non distinguono tra un genere di musica e l’altro. Quello che le stimola, infatti, è la frequenza delle vibrazioni prodotte dalla musica stessa: determinate frequenze (basse) favoriscono la germinazione dei semi e la crescita delle piante.

È quindi fuor di dubbio che la musica produca effetti benefici sulle piante, anche se ancora non si sa precisamente in che modo questo accada. Futuri studi sull’argomento potranno condurre a ulteriori, incredibili scoperte sul meraviglioso mondo delle piante.

Se vuoi approfondire questo argomento, ti consigliamo la lettura del libro Verde brillante di Stefano Mancuso (scienziato di fama mondiale e direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale) e Alessandra Viola (giornalista e divulgatrice scientifica che collabora anche con il CNR).

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