GLI ALBERI SOPRAVVISSUTI ALLA BOMBA ATOMICA

Ginkgo Biloba: alberi sopravvissuti

Quella degli Hibakujumoku è una storia davvero incredibile.

Il nome, in giapponese, identifica gli alberi esposti al bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, nel 1945, e miracolosamente sopravvissuti. È infatti composto dalle parole hibaku=”bombardato, esposto a radiazione nucleare” e jumoku=“albero”.

Il calore rilasciato dall’esplosione nei primi tre secondi di impatto, nel raggio di due chilometri dall’epicentro, è stato pari a circa quaranta volte quello del sole. Devastante. Nonostante ciò, ad alcune centinaia di metri dall’epicentro, degli alberi sono incredibilmente riusciti a sopravvivere. 

La maggior parte ha subìto notevoli danni nella parte superiore, ma ha mantenuto in vita la parte sotterranea poiché protetta dallo strato di terreno. Alcuni, poi, sono riusciti persino a conservare parte del tronco sul lato non esposto all’esplosione.

A partire dai mesi successivi alle esplosioni, molti di questi alberi hanno cominciato a germogliare dalle radici o a emettere nuove gemme dal tronco. Insomma, sono tornati a vivere e a crescere.

Com’è possibile? 

La capacità di sopravvivere anche a eventi devastanti e di rigenerarsi da parte delle piante si spiega con la loro struttura: sappiamo che, diversamente dagli animali, le piante presentano infinite repliche dei loro organi principali disseminate su tutta la superficie, dalle radici fino alla punta delle foglie.

Questa caratteristica le rende enormemente più adattabili, poiché riescono a rimpiazzare i tessuti morti con grande velocità e a ripartire anche quando sembrano davvero ridotte ai minimi termini.

Studi realizzati da ricercatori hanno riscontrato numerosi casi di Hibakujumoku, sia a Nagasaki sia ad Hiroshima, e hanno concluso che la famiglia delle latifoglie ha mostrato maggiore resilienza, mentre le aghifoglie, pur essendo apparentemente sopravvissute in numero maggiore, sono appassite completamente e morte entro l’anno successivo.

A partire da questi dati, l’UNITAR (Istituto delle Nazioni Unite per la formazione e la ricerca) ha creato un elenco completo delle specie di Hibakujumoku, tra cui possiamo ricordare a mero titolo esemplificativo il Salice, l’Oleandro, l’Eucalipto, il Ciliegio, il Ginkgo Biloba.

Nuova vita per gli Hibakujumoku

È di questi giorni la notizia che alcuni semi di Hibakujumoku sono germogliati presso l’Orto botanico del Centro di ateneo per i musei scientifici dell’università di Perugia. 

Nel dettaglio, al momento sono nati 40 esemplari: 27 di Aphananthe Aspera (noto in Giappone con il nome Muku) e 13 di Ginkgo Biloba. Anche a distanza di così tanti anni, insomma, hanno dimostrato una grande voglia di vivere!

A giugno, inoltre, proprio un Ginkgo Biloba verrà messo a dimora presso la Biblioteca comunale San Matteo degli Armeni di Perugia: rappresenterà uno stimolo per la ripartenza, attraverso la forza dimostrata da questi alberi incredibili, sopravvissuti a una tragedia di proporzioni enormi e ancora in grado di generare nuova vita.

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