LA RESILIENZA DELL’OLIVASTRO DI TANCA MANNA

Olivastro di Tanca Manna

Nel mese di luglio dello scorso anno, un grosso incendio devastò gran parte del territorio del Montiferru, nella Sardegna centro-occidentale. 

Tra i danni più significativi venne segnalata la distruzione di un albero millenario: si tratta di un olivastro (ossia un ulivo selvatico) registrato nell’elenco degli alberi monumentali d’Italia del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali.

Alto 16 metri e con un fusto di circa 10 metri di circonferenza, è noto anche come l’olivastro di Tanca Manna, dal nome della località vicino a Cuglieri, in provincia di Oristano, in cui si trova.

Ebbene, è di poco tempo fa la scoperta: alla base dell’albero sono stati rinvenuti alcuni polloni in crescita!

Nonostante tutta la parte esterna (la chioma, i rami, l’intero tronco), sia stata bruciata dalle fiamme, l’olivastro è ancora vivo ed è riuscito a riprendere la sua attività vegetativa, anche grazie alle intense cure a cui è stato sottoposto da parte di un’equipe di botanici che non ha mai smesso di sperare.

Il salvataggio dell’olivastro di Tanca Manna

Il tentativo di salvataggio è iniziato con un intervento per proteggere l’olivastro dal caldo: teli ombreggianti sono stati posizionati sul terreno circostante e la base dell’albero è stata ricoperta di materiale naturale (la cosiddetta operazione di pacciamatura) per mitigare le temperature e preservare il più possibile l’umidità.

Dalla fine dell’estate, poi, sono partite le irrigazioni con la somministrazione di amminoacidi chiamati levogiri, specificamente formulati per aiutare la ripresa vegetativa dell’apparato radicale.

All’inizio di aprile di quest’anno, dei sensori installati per osservare l’andamento delle cure hanno registrato per la prima volta un’attività fotosintetica. I polloni veri e propri sono apparsi all’inizio di giugno e, ad oggi, sono alti una trentina di centimetri e sembrano essere piuttosto vigorosi.

Purtroppo, va chiarito che niente è più come prima poiché della struttura originale di quest’albero millenario rimane poco.

Ma, anche se non potrà tornare agli antichi fasti, l’olivastro ha dato una straordinaria dimostrazione di resilienza, che speriamo possa essere di buon auspicio per la popolazione della zona enormemente danneggiata dall’incendio.

Storia degli alberi monumentali d’Italia

Come detto, l’olivastro di Tanca Manna è registrato nell’elenco degli alberi monumentali d’Italia.

Il primo censimento, organizzato dal corpo forestale dello Stato, risale al 1982 e riconobbe ufficialmente un valore al patrimonio arboreo del paese, da salvaguardare attraverso un’opera di conservazione.

Secondo la legge, può rientrare nell’elenco un albero “che costituisca un raro esempio di maestosità e longevità, che mostri un particolare pregio naturalistico per rarità della specie o che costituisca un preciso riferimento ad eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico, culturale, documentario e delle tradizioni locali”.

Vengono presi in considerazione ​​sia esemplari appartenenti a specie autoctone, sia esemplari appartenenti a specie alloctone e cresciuti per l’intervento intenzionale o accidentale dell’uomo.

Attualmente, l’elenco comprende 3.662 alberi monumentali. Proprio la Sardegna è la regione con il maggior numero di alberi monumentali (410), seguita dal Friuli Venezia Giulia con 334 alberi e dall’Abruzzo con 298.

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