ALLA SCOPERTA DEL SAGUARO, IL RE DEL DESERTO

Saguaro

È generalmente considerato il cactus per eccellenza e fa da sfondo ad ogni film western che si rispetti. 

Stiamo parlando del Saguaro (o Carnegiea Gigantea). Conosciamolo meglio!

Endemico del deserto di Sonora, a cavallo tra Arizona (USA) e Messico, è un cactus colonnare che nel tempo, solitamente a partire dai 50 anni di età, sviluppa un gran numero di ramificazioni. 

Queste servono ad aumentare le sue capacità riproduttive, dal momento che un maggior numero di apici implica un maggior numero di fiori.

È estremamente longevo e supera senza problemi i 200 anni di età.

Ma ciò che impressiona maggiormente, a prima vista, sono senza dubbio le sue dimensioni: può raggiungere infatti fino a 15 m di altezza e pesare fino a 2 tonnellate.

Un Saguaro senza ramificazioni situato a Cave Creek, in Arizona, arrivò addirittura a 23.8 m di altezza, stabilendo così un record assoluto. Sfortunatamente, è morto in una tempesta nel 1986.

Fondamentale per l’ecosistema

Siamo di fronte a una specie considerata chiave per l’ecosistema in cui vive: fornisce infatti, nel corso di tutta la sua esistenza, nutrimento e protezione a un gran numero di animali.

Basta dire, a titolo di esempio, che più del 60% della dieta della colomba dalle ali bianche è fondata sul Saguaro e sui suoi frutti.

E non è tutto. il picchio di Gila è solito scavare delle cavità nel Saguaro per costruirvi il nido e queste stesse cavità verranno poi riutilizzate anche da altre specie di uccelli, come gufi e vari tipi di passeri. Un ottimo modo per far nascere i piccoli al riparo dallo sguardo dei predatori.

Campione di sopravvivenza…

Il Saguaro sa sfruttare al massimo le rare piogge del deserto.

In quelle occasioni, si gonfia letteralmente poiché assorbe enormi quantità di acqua dal terreno, trasformandosi in un vero e proprio serbatoio. Gran parte del suo peso deriva in realtà proprio dall’acqua che contiene.

Le spine lunghe e robuste di cui è ricoperto non servono soltanto a tenere lontani gli erbivori, ma anche a creare un po’ di ombra: riesce così a ridurre notevolmente la perdita d’acqua per traspirazione.

Questo sistema gli ha sempre permesso di resistere, senza troppo affanno, anche a lunghi periodi di siccità.

…oggi in difficoltà

Negli ultimi tempi, purtroppo, le abilità di sopravvivenza del Saguaro sono messe a dura prova dai cambiamenti climatici, uniti alla proliferazione di specie aliene.

È ormai sempre più facile vedere, ai piedi dei cactus, ciuffi della cosiddetta buffelgrass, una pianta di origini africane ma ormai diffusa in tutto il deserto di Sonora: questa non soltanto sottrae al Saguaro parte delle scarse risorse disponibili, ma è estremamente infiammabile e ha già provocato numerosi incendi.

Non essendo abituato agli incendi, che un tempo in questa zona erano un’assoluta rarità, il Saguaro non ha gli strumenti adatti per sopravvivere a lungo se questa situazione dovesse persistere.

Come se non bastasse, l’aumento delle temperature sta anche riducendo l’efficacia della sua strategia di conservazione dell’acqua, costringendolo a consumarne in maggiore quantità e rendendolo  così vulnerabile in caso di siccità prolungata.

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